
Cari lettori di Albert Blog torno a scrivere un Post, dopo oltre 18 mesi di pausa, in un momento difficile ma molto importante per tutti noi.
So bene di non essere un Gabriel Garcia Marquez, il premio Nobel autore di diversi Romanzi tra i quali spicca : “L’amore ai tempi del colera”, (dal quale prende spunto il titolo di questo post) ma vorrei approfittare di questa occasione per fare una riflessione insieme a voi.
Ovviamente lo scopo non è di parlare dell’amore inteso come - ad esempio - il rapporto pluridecennale che lega Florentino a Fermina, i protagonisti del Romanzo, ma di quell’amore che dovrebbe unire tutti noi, almeno in tempi cosi difficili. Un amore più simile a quello proposto nel famoso Inno alla Carità di San Paolo.
In questi giorni sui giornali, alla TV e sui Social due immagini sono quelle che ricorrono costantemente: la prima è quella di un piccolo virus, ingrandito al microscopio elettronico, e l’altra è l’immagine di una massa di persone, i cui volti quasi non si vedono e si confondono tra la folla (ridotti a pochi pixel colorati) che cerca di superare il confine tra Turchia e Grecia, cosa che potrebbe significare la salvezza.
Ecco l’immagine del virus mi ha fatto riflettere proprio su questo in un momento in cui tutti, cominciando da noi italiani, che in questo caso siamo al centro dell’attenzione mondiale e spesso veniamo additati come pericolosi "untori" (cosa che non pochi compatrioti hanno fatto recentemente nei confronti dei cinesi) siamo fortemente preoccupati per il fatto che un’epidemia possa trasformarsi in Pandemia molti si attardano ancora a dividere invece che ad unire. Ancora si sente gente che pronuncia il fatidico “noi e loro”, quando dovrebbe ormai essere evidente che “noi siamo loro”. Milioni di persone impotenti di fronte ad un virus, invisibile ad occhio nudo, cercano una illusoria protezione nei muri e nei fili spinati.
È la prova provata che la stupidità umana è decisamente infinita, come diceva Albert Einstein << Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi >>. Una reazione scomposta, irrazionale, umorale del tutto inadeguata e indegna di persone che si autodefiniscono civili. Questo sarebbe il momento ideale per unirsi e non per dividersi e per tornare finalmente a riflettere, smettendola di urlare slogan vuoti e sciocchi.
Ai miei alunni di Prima Liceo ogni anno spiego (come prevede il Programma Ministeriale) che la parola AMORE (in italiano) viene tradotta con termini diversi come affetto, amicizia, eros e caritas ... dove l’ultimo termine indica il livello più elevato di un amore ideale e disinteressato, quasi irragiungibile per la maggioranza, e il primo un termine che indica che l’uomo (qualsiasi essere umano) si distingue dalle bestie proprio perché è in grado di provare un minimo di affetto, anche se interessato.
Sarebbe utile riscoprire almeno questo in un momento così importante della nostra vita e dello sviluppo della nostra società “globalizzata”. Parliamo di un problema (il contagio) che sta interessando ormai l’intera umanità, e sembra che siamo solo all’inizio di un percorso che non si sa bene dove ci porterà. Non perdiamo questa occasione, cerchiamo di non essere superficiali, come spesso accade, riflettiamo e apriamo il cuore e la mente.
Molti si lamentano per il fatto che i responsabili a livello politico non sanno bene che pesci pigliare e a volte emanano circolari o prendono provvedimenti contraddittori. È di poche ore fa la decisione del governo italiano di chiudere tutte le scuole della Nazione per almeno 10 giorni, un provvedimento senza precedenti nella storia recente. Naturalmente la notizia ha suscitato subito polemiche e molti si sono affrettati a dire che persino gli esperti non sono d’accordo perché è una misura che otterrà pochi risultati. Vero, ma pochi hanno letto le motivazioni degli esperti, i quali dicono che per ottenere un risultato significativo sarebbe necessaria la chiusura per ben due mesi.
Basterebbe comunque osservare queste due curve del grafico previste in caso di mancanza di provvedimenti (curva in giallo) o in seguito alla decisione di prendere provvedimenti restrittivi (curva in azzurro). Anche un bimbo di 5° elementare comprenderebbe, senza ulteriori spiegazioni, che in questi casi il non far nulla e mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi sarebbe una scelta veramente ‘criminale’.
Ecco il problema a volte è semplicemente correlato con l’ignoranza, nel senso che tutti sono pronti a sbraitare ma pochi sono pronti a leggere e a documentarsi. Se questa occasione ci desse la possibilità di riflettere su di noi, sul nostro stile di vita, sulle nostre scelte, sulla nostra capacità di amare e di riconoscere noi stessi nell’altro potremmo dire che questa epidemia (che speriamo non diventi pandemia) potrebbe essere "provvidenziale".
Diversamente sarà un’epidemia come tante altre e una volta passata la dimenticheremo, come abbiamo già dimenticato tutto (purtroppo) compresi i campi di concentramento e le atrocità, anche recenti, del XX secolo. Ora sta a noi decidere se fare di questa situazione un’opportunità o di soccombere rinchiudendoci in noi stessi, facendoci terrorizzare dalla paura, anche la più irrazionale. La paura e il terrore sono il pane quotidiano di certa stampa, di un certo modo di fare TV e di molti Social.
Non lasciamoci abbindolare dai pifferai della politica, opportunisti e cinici, ma diamo tutti insieme un colpo di reni e cerchiamo di svettare, dipende solo da noi, è una nostra libera scelta. Per una volta non sentiamoci solo vittime della propaganda e non facciamoci prendere dal panico ma restiamo umani o meglio ...
“RITORNIAMO UMANI ...
visto che molti ultimamente hanno dimenticato di esserlo"
Alberto