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 Seti
   Cari amici e lettori di Albert Blog, anche questo mese ho deciso di scegliere un titolo dicotomico

  Alcuni di voi, forse, potrebbero stancarsi del fatto che ultimamente non di rado mi capita di partire da una diade nei miei ragionamenti, per poi allargare progressivamente il discorso e concludere magari con un “dubbio amletico”. Tranquilli questa volta alla fine non troverete la solita domanda “retorica” ma una affermazione perentoria, forse anche un pochino pesante, ma a mio avviso verosimile. 

 Cercherò di esporre semplicemente ma in maniera esaustiva il mio punto di vista, anche se forse non sarò efficace come lo fu Margherita Hack in questa intervista, rilasciata alcuni anni fa e visualizzata da quasi 350.000 persone e linkata dal Canale Youtube di MEDIAINAF TV.  

   Leggo libri di fantascienza sin dalle scuole medie e nei libri di fantascienza gli alieni sono spesso i protagonisti dei romanzi o delle saghe in questione. Ci sono anche romanzi di fantascienza senza alieni, ovviamente, magari ci sono solo Robot o umani che vivono futuri più o meno distopici. Ma per me, sin da piccolo, quei romanzi dove i protagonisti erano delle creature aliene hanno sempre rappresentato la Serie A della Fantascienza, cioè quella con la F maiuscola.

   Chiedersi se siamo soli nell’Universo è non solo lecito ma necessario direi. Penso anche di essere in buona compagnia visto che menti più eccelse della mia ne hanno discusso e ragionato prima di me. Mi riferisco ad esempio ad Enrico Fermi. A molti di voi sarà certamente noto il “Paradosso di Fermi” che possiamo collocare a livello temporale nel 1950 e a livello geografico nei Laboratori di Los Alamos. Fermi ne parlò con alcuni scienziati dell’epoca tra cui “Edward Teller” e sembra che abbia pronunciato la frase, divenuta famosa in seguito: «Dove sono tutti quanti?».

   Ecco è questo il punto. Se davvero, come sembra, a livello statistico è molto improbabile che le uniche creature intelligenti nell’Universo siamo noi, come mai non abbiamo avuto notizie di altri? A parte una miriade di avvistamenti UFO, nessuno dei quali così eclatante da “tagliare la testa al toro", un vero incontro ravvicinato di 4° tipo, cioè un “primo contatto” diretto con queste intelligenze aliene è avvenuto solo nei libri e nei film di fantascienza. 

   Ma come facciamo a dire che, a livello statistico, ci sono moltissime probabilità di esistenza di vita extraterrestre? Analizzando una formula matematica conosciuta con il nome di: “Equazione di Drake”. Giuro non me la sto inventando io sul momento esiste dagli anni ’60 ed ha aiutato la nascita del "Progetto Seti”. Un grande sostenitore del Progetto, il famoso divulgatore “Carl Sagan”, l’ha citata spesso tanto che molti la conoscono sotto la dicitura: “Equazione di Sagan”.

   Questa premessa scritta dopo essermi documentato in rete non risolve affatto la questione. Io personalmente cosa ne penso di questa faccenda? Come ultimamente mi capita sempre più spesso traggo ispirazione per il mio Post mensile sul mio Blog da quella “fucina inarrestabile di idee” che è il Gruppo FB: “Cronache dal Silenzio: Esplorando l’Universo”. Durante una discussione un paio di settimane fa si ragionava sul fatto che nel caso esistessero davvero gli alieni avremmo avuto la fortuna di imbatterci in “alieni buoni” o in “alieni cattivi"? Molti in quella discussione propendevano per l’ipotesi peggiore. Alcuni ricordavano che le Civiltà avanzate solitamente spazzano via gli indigeni per appropriassi dei loro beni. Basti pensare ai “Padri Pellegrini” e ai “poveri” nativi americani. Ma tutta la storia della colonizzazione di Africa e Asia nel corso dei secoli sembrano fare pendere inesorabilmente il piatto della bilancia in questo senso. In effetti se gli alieni fossero come noi umani forse questa tesi avrebbe un senso. Nel mio caso non ne sono affatto convinto. Da settimane mi documento perché il tema del mio prossimo libro dovrebbe essere proprio questo e cioè i rapporti tra gli alieni e gli umani. 

   A mio avviso inquadrare gli alieni con la ristretta mentalità umana farebbe loro decisamente torto. Se alieni tecnologicamente avanzati arrivassero sulla Terra probabilmente lo farebbero con uno scopo ben preciso non capiterebbero certamente qui per caso. Nessuno in questo campo può ovviamente avere delle certezze ma secondo me una civiltà evoluta non può essere violenta ed egoista. Io credo che civiltà di questo tipo si autodistruggerebbero prima di arrivare al volo interstellare. Voglio pensare che il primo contatto, se mai ci sarà, possa essere simile a quello dei vulcaniani che si mostrano ai terrestri quando questi ultimi raggiungono un certo grado di evoluzione. Li vedo più come amici e protettori e non una massa indistinta di Alien famelici e “decerebrati”, votati solo alla distruzione.  

   Secondo me il problema non sono tanto gli alieni ma gli umani. La vera questione è: “saremo in grado di sopravvivere senza autodistruggerci o distruggere il nostro Pianeta aspettando l’arrivo degli alieni”? Ecco questo mi sembra un problema molto concreto e di non facile soluzione. L’uomo malgrado sia dotato di intelligenza spesso fa di tutto per dimenticarsene e usare solo la pancia e non la testa nelle sue scelte. Se questo accadrà .... ed io spero che non accada ... il problema del paradosso si risolverà in maniera semplice. Arrivando sulla Terra gli “alieni buoni” porteranno con loro una “lapide galattica” con una scritta scintillante in “4D” che recherà il seguente testo a caratteri cubitali : 
   

“Qui giacciono gli Esseri Umani, abitanti della Terra.

Una Razza
promettente, che non ha saputo attendere il nostro arrivo.

Possano riposare in pace ... l’Universo non li rimpiangerà!”

 

   

Alberto